Per il RomaFictionFest, TV Sorrisi e Canzoni ha indetto un concorso per selezionare la giuria popolare che avrebbe dovuto giudicare le serie presentate. Ho partecipato a questo concorso, completando un racconto scritto da Carlo Lucarelli (che qua sotto è riportato in rosso, mentre la mia parte compare in nero) e la mia conclusione è piaciuta! Queste 500 battute (non vi dico la fatica per rientrare nei termini...) mi hanno permesso di essere scelta tra i 45 giurati e sono state addirittura pubblicate sul TV Sorrisi e Canzoni della settimana dal 2 al 7 luglio!
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Sì, era l'uomo del bar. Quello magro, nervoso, con un occhio un po' più chiaro dell'altro. Lo ricordava bene, era stato appoggiato al bancone fino all'ora di chiusura, e l'aveva guardata sempre, anche quando credeva che se ne accorgesse, impegnata a fare i cocktail. Poi lei aveva chiuso ed era tornata a casa, e se n'era dimenticata, finchè non si era affacciata alla finestra, quella che dava sulla strada, e l'aveva visto.
L'uomo del bar.
Quello con l'occhiu un po' più chiaro.
Stava là sotto, appoggiato a un lampione e non faceva niente, non guardava in su, non guardava da nessuna parte.
Com'era arrivato fin lì? L'aveva seguita? La conosceva? Chi era?
Pensò che forse era un caso, ma siccome abitava da sola, e quello lì, al bar, le era sembrato parecchio strano strano, e adesso stava là sotto, insomma sarà stato anche un caso, ma prese il telefono e chiamò la polizia.
La volante arrivò dieci minuti dopo.
Un agente scese e chiese i documenti all'uomo, che glieli fece vedere.
L'agente li scrutò con attenzione, poi portò una mano alla visiera in un saluto e se ne andò con tutta la volante.
Fu allora che l'uomo alzò la testa e la guardò.
Come al bar.
Poi si mosse, attraversò la strada ed entrò nel suo palazzo...
Mi ha vista, pensò, il cuore in gola.
Si precipitò alla porta, schiacciò l'orecchio sul metallo gelido: niente. Sospirò.
E vide la busta gialla scivolare sotto la fessura.
La raccolse, conteneva una foto. C'era lei, sulla foto. Ma non era lei. La donna le somigliava come una goccia d'acqua.
Girò il chiavistello, scrutò fuori, incontrò l'occhio più chiaro dell'uomo del bar. Lui le sbattè in faccia un distintivo: "Mi serve il tuo aiuto".
Tornò a guardare la foto: era uguale a lei.
Decise di seguirlo.
«Nero su bianco: pensieri, parole e racconti di una aspirante scrittrice.»
Si dice Internet sia ormai una vetrina. Io ci credo.
In questo blog troverete alcuni dei miei scritti: schizzi e rappresentazioni di personaggi; racconti fantasy, crime, commedie romantiche o storie per ragazzi; racconti brevi completi o semplicemente incipit di storie più lunghe.
Le porte del mio mondo di fantasia si schiudono per tutti coloro che vorranno anche solo sbirciare cosa c'è al di là.
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mercoledì 11 luglio 2007
martedì 1 maggio 2007
L'ESECUTORE DEGLI ORDINI
Far vivere dei personaggi è qualcosa che adoro: persarli, vederli con gli occhi della mente, sentire che sono veri.
Diego Ventura è un personaggio che ho creato per un esercizio del Centro sperimentale di cinematografia.
Questo è l'inizio della sua avventura...
Questo è l'inizio della sua avventura...
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"Il piano è fin troppo semplice” pensa Diego Ventura quando Antonio Moreno lo convoca per affidargli un nuovo lavoretto. Gli “altri” si occuperanno di tenere a bada gli Africani, durante l’incursione al ristorante somalo, mentre Diego dovrà mirare dritto alla testa del capo di quella banda male assortita, un tale dall’aria sudicia che si fa chiamare Aniello. Se questo è davvero il suo nome, Diego non lo sa, e nemmeno gli interessa. Antonio gli assicura che Aniello ci sarà, in quel ristorante, e Diego non ha bisogno di sapere altro. Il gruppo di Belmonte è abbastanza leggero, saranno in quattro lui compreso, ma la novità è che il figlio di Moreno sarà accompagnato da un vecchio affiliato e da un nuovo arrivato, un certo Valerio. Appena vede Valerio, nella testa di Diego scatta una molla: il suo istinto e la sua prima impressione di una persona o di una situazione lo tradiscono raramente, e Diego – senza sapere neanche lui da che cosa gli derivi quella sensazione – sa che quel ragazzo è dotato di un carisma non indifferente. Ma non c’è tempo per pensare, bisogna agire. L’incursione non va esattamente come Antonio Moreno aveva predetto, c’è una mischia, molti spari di pistola, tavoli divelti e utilizzati come protezioni. Aniello non c’è, dannazione. Diego fredda un certo numero di avversari, la sua mira è infallibile, e mentre scarica la sua pistola coglie con la coda dell’occhio un movimento: Valerio si prende una pallottola di striscio per buttare a terra Giovanni, che si sta comportando da pazzo, e salvargli la vita. La maggior parte degli Africani sono in una pozza di sangue, ma la cosa più saggia che il gruppo di Belmonte può fare è ritirarsi. Diego afferra il braccio ancora sano di Valerio, gli fa segno di venire fuori da quell’inferno di colpi.
A Diego non piace lavorare così, le informazioni sbagliate fanno perdere tempo e, spesso, la vita. Eppure a Moreno non importa di averli quasi mandati al macello. Dopo un po’ lo convoca di nuovo. “Questa volta è sicuro” gli dice senza aggiungere altro: nel loro mondo non esistono scuse per le istruzioni sbagliate, tanto meno da parte di Antonio. Altra azione contro gli Africani, altro giro, altro regalo. Valerio è guarito dalla ferita superficiale, partecipa anche lui, insieme a Giovanni e a un altro. Ufficialmente, il compito di Diego è sempre lo stesso: fare fuori Aniello. Concretamente, questa missione è un’altra roulette russa, e Diego ne ha anche un po’ abbastanza. Questa volta succede qualcosa di imprevedibile però, gli spari provengono dagli Africani, ma anche dalle proprie fila. Valerio spara a Giovanni Moreno. Diego ha visto tutto perfettamente. In un secondo mille domande folgorano la sua mente, ma lui ha già capito chi è veramente Valerio. Valerio è il nuovo leader. Diego si rende conto che l’altro di Belmonte ha visto tutto, mira al suo petto, un centro perfetto. Diego e Valerio si allontanano da lì, tra loro si è appena creata una tacita alleanza.
A Diego non piace lavorare così, le informazioni sbagliate fanno perdere tempo e, spesso, la vita. Eppure a Moreno non importa di averli quasi mandati al macello. Dopo un po’ lo convoca di nuovo. “Questa volta è sicuro” gli dice senza aggiungere altro: nel loro mondo non esistono scuse per le istruzioni sbagliate, tanto meno da parte di Antonio. Altra azione contro gli Africani, altro giro, altro regalo. Valerio è guarito dalla ferita superficiale, partecipa anche lui, insieme a Giovanni e a un altro. Ufficialmente, il compito di Diego è sempre lo stesso: fare fuori Aniello. Concretamente, questa missione è un’altra roulette russa, e Diego ne ha anche un po’ abbastanza. Questa volta succede qualcosa di imprevedibile però, gli spari provengono dagli Africani, ma anche dalle proprie fila. Valerio spara a Giovanni Moreno. Diego ha visto tutto perfettamente. In un secondo mille domande folgorano la sua mente, ma lui ha già capito chi è veramente Valerio. Valerio è il nuovo leader. Diego si rende conto che l’altro di Belmonte ha visto tutto, mira al suo petto, un centro perfetto. Diego e Valerio si allontanano da lì, tra loro si è appena creata una tacita alleanza.
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